Dal 20 marzo 2011, chi intende instaurare una controversia processuale inerente a diritti reali (ad esempio proprietà o servitù di passaggio), divisione (di un bene in comunione), successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, responsabilità medica, diffamazione, contratti assicurativi, bancari e finanziari, non è più "abilitato" a rivolgersi direttamente all'organo giudiziario. Dovrà OBBLIGATORIAMENTE ed in via preliminare esperire il procedimento di mediazione. OSSIA? Rivolgersi a un “mediaconciliatore”, un soggetto privato, che, dietro compenso, proverà a mettere PACE (a dispetto del famoso diavoletto che ci ha fatto litigare).
A Voi signori: vi presento l'ennesima (e non certo l'ultima) coltellata alla nostra Costituzione, la quale all'art. 24 così recita: "Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi".
Si, tutti e nessuno. L'istituto della mediazione impedisce di fatto il libero accesso del cittadino alla giustizia. Occorre tenere presente una cosa. La mediazione è nata sana, è stato l'uomo a renderla malata, trasformandola in un ostacolo. Il suo spirito, avente l'iniziale scopo di ridurre la mole di lavoro dei tribunali civili, avrà come obiettivo finale quello di creare un business di fantamilioni di euro, che peserà come un masso sui soggetti deboli e, d'altro canto, sarà una goccia nel mare per quelli che possono permettersi il lusso fantascientifico (e manco troppo) di accendersi un sigaro cubano con un biglietto da 100 euro.
Solamente per "accedere" alla mediazione entrambe le parti in lite sono infatti costrette a pagare il mediatore (il quale avrà quattro mesi a disposizione per metterli d’accordo). Quanto, come e perchè? Sulla base del “valore della lite”. A tal proposito il ministero ha stilato una tabella cui si "possono" uniformare i mediatori (notare: POSSONO e non DEVONO! CONSEGUENZA: TUTTI ALZANO i prezzi). Prima di tutto questo però il cittadino dovrà versare anche 40 euro per le “spese di avvio del procedimento”.
Un tranquillo esempio: avanziamo 70 mila euro da un’assicurazione. Vorremmo adire le vie legali, ma la nuova legge ce lo vieta. Si paga allora 40 euro e ci si rivolge ad un organismo di conciliazione. Poiché la cifra che vorremmo è di 70 mila euro, “all’inizio del primo incontro di mediazione” dobbiamo versarne almeno 500 al mediatore (cioè non meno della metà dei mille che dovremmo dargli entro la fine del procedimento). Fatto ciò, se avremo contro una assicurazione, probabilmente dovremo dotarci di un legale. E, se si parla di lesioni personali, anche di un parere medico. Chi paga tutto questo? Il caro cittadino. Scaduti i quattro mesi (tempo previsto per MEDIARE), le due parti potranno benissimo non essere d’accordo (cosa molto facile quando ci sono di mezzo le assicurazioni). Che si fa? Solo ora si può andare in tribunale. Tutto quello che abbiamo speso lo possiamo SALUTARE e, dunque, saremo costretti a sborsare due volte: abbiamo pagato il mediatore, nonostante il mancato accordo, e adesso dovremo versare il contributo unificato (ossia una specie di marca da bollo che varia sempre in base al valore della causa) per rivolgerci al tribunale (oltre alle successive spese...copie, notifiche ecc).
Ad ogni buon conto se la scelta di avvalersi di tale procedimento venisse lasciata alla libera volontà delle parti, (come del resto avviene in Europa) la mediazione potrebbe rivelarsi uno strumento utile. Riuscirebbe a funzionare, se entrambe le parti fossero in buona fede, come modalità alternativa di risoluzione delle controversie. Se le cose invece restano come sono, la parte in malafede avrà senza dubbio un'arma a sua disposizione: attenderà al varco il malcapitato che vanta dei diritti, facendogli perdere tempo e denaro davanti al mediatore, senza raggiungere alcun accordo, per poi costringerlo comunque a rivolgersi al giudice con quattro mesi di ritardo.
Tra l'altro (e scusate se è poco) per diventare MEDIATORI non serve neanche una laurea in Giurisprudenza.
DURA LEX SED LEX.